Pillole di Psicologia – Speranza

“La paura può farti prigioniero, la speranza può renderti libero” (dal film “Le Ali della libertà”).

Per molto tempo si è discusso sul tema del considerare la speranza un’emozione oppure no. In realtà possiamo farla rientrare nello spettro delle emozioni secondarie e quindi di quelle emozioni che derivano da un miscuglio tra le emozioni primarie e le interazioni sociali della persona.

La speranza è intimamente connessa con le emozioni positive, infatti l’atto dello sperare genera benessere e motivazione verso il futuro. Quando speriamo ci sentiamo bene, carichi e positivi.

Se ci pensate ogni progetto, da quello affettivo a quello lavorativo, trova un denominatore comune nella speranza. Ogni piano può potenzialmente fallire e quindi andar male. Quindi lo evitiamo? Assolutamente no! Speriamo che funzioni!

Pensate sennò a tutte quelle situazioni della vita di ognuno di noi che generano dolore e sembrano apparentemente insormontabili ed ecco che la speranza assume la configurazione di una luce verso la quale tendere per rialzarsi ed andare avanti.

Quando la speranza diventa faticosa e controproducente? Ciò accade quando la speranza viene idealizzata e si trasforma in aspettativa. Avere un’aspettativa su di un risultato o su come andranno le cose genera, ahimè, quasi sempre frustrazione. Questo capita perché sia nella migliore sia nella peggiore delle ipotesi la realtà delle cose sarà profondamente diversa dall’aspettativa, proprio perché questa è ideale e perde possibilità di realtà.

Come sempre, gli eccessi, non conducono all’equilibrio ed al benessere, quindi è importante coltivare la propria speranza così da mantenere quella spinta di vita ad andare avanti, ma occhio a non idealizzarla e trasformarla in tante aspettative in questo o in quel contesto, infatti potrebbe diventare un’operazione piuttosto frustrante.

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