Pillole di Psicologia – La separazione fantasmatica all’epoca dei Social

Nel gergo della tecnologia digitale il ghosting o “effetto ghosting” è una scia luminosa semitrasparente che le immagini in movimento si portano dietro.

Ecco proviamo a trovare il corrispettivo analogico di questo fenomeno: il ghosting relazionale.

In che senso?

Ci sono moltissimi tipi di persone nel mondo e le modalità di approccio, gestione ed, eventualmente, di risoluzione di un conflitto sono davvero le più disparate.

Alcune persone affrontano direttamente il problema con un partner sia esso affettivo intimo o amicale ed altre persone, per storia personale, rispetto alle loro esperienze vissute, fanno davvero fatica ad affrontare, verbalizzare e significare la separazione o l’allontanamento da una persona che, per qualunque motivo, non si ha più il piacere di frequentare.

Ecco che cos’è il ghosting, un fenomeno tanto potente ed attuale, tipico di questo momento storico, quanto doloroso, la maggior parte delle volte, per coloro che lo subiscono senza poter razionalizzare e significare i motivi che hanno portato una persona tanto intima e storicamente affettivamente vicina a sparire nel nulla quasi come se questa fosse diventata un fantasma.

Ecco che quella scia digitale computerizzata che un’immagine si porta dietro nel contesto informatico si traduce nel corrispettivo reale come una scia di ricordi ed emozioni che vengono meno d’un tratto in modo quasi inaspettato e quella persona, dal fidanzato, al compagno, all’amico intimo scompaiono, nel nulla e resta solo una piccola scia nel ricordo.

E a noi cosa rimane di quella persona? Il ricordo della sua presenza, della sua essenza e di ciò che nello scambio relazionale è stato vissuto nella sua potenza.

Restano però anche le domande sulla sua presente assenza che lentamente dovranno essere accettate prive della risposta che cerchiamo, poiché le parole, certe volte, non bastano.

Queste esperienze sono dei piccoli lutti che ognuno di noi, maschio o femmina, grande o piccolo, prima o poi nella sua vita si troverà ad affrontare.

La ricerca ci permette di dire che almeno l’80% dei soggetti di un campione di riferimento di persone di età compresa tra 18 e 35 anni ha subito almeno un’esperienza di ghosting.

Questo fenomeno può essere attivo (attuato in prima persona verso qualcuno) o passivo (subito da un partner).

Il ghosting è in realtà una forma di violenza psicologica che provoca significativo dolore nella persona che lo subisce.

Una configurazione piuttosto peculiare del fenomeno del ghosting riguarda una sorta di evoluzione filtrata dal mondo digitale e dai Social e che è stato denominato “orbiting”.

Di cosa si tratta? Il fenomeno dell’orbiting ha una particolarità e cioè, che senza l’integrazione con il mondo digitale, questo non esisterebbe.

Se il ghosting vede un partner o un affetto scomparire dalla propria vita senza segnali, parole o un confronto chiaro, ecco che l’orbiting affina questa caratteristica fantasmatica e cioè il partner o l’affetto viene meno nella vita reale: di fatto non vi saranno più cene al ristorante, aperitivi, cinema, teatro, appuntamenti ma (c’è un ma…) questi continuerà ad orbitare attorno a noi tramite i canali digitali o i Social mettendo like ai post, scrivendo ogni tanto in chat, seguendo la nostra vita digitale.

Avrete colto l’etimologia della parola che rimanda al senso di orbita e quindi di qualcuno o qualcosa che gravita attorno a noi senza però manifestarsi mai.

Il fenomeno accade più tipicamente nelle relazioni affettive “concluse” e quindi sarà più facilmente “l’ex” ad orbitare mettendo cuoricini e like nel mondo digitale di chi subisce questa modalità comportamentale. Tuttavia è possibile che si manifesti anche all’interno di relazioni amicali o lavorative.

Ciò che porta “l’orbiter” (se vogliamo coniare questo termine) ad agire così sembra essere legato al desiderio di controllo e potere che egli può esercitare sulla persona target, ma sembra anche esserci una categoria di soggetti che agisce così solo per semplice curiosità senza nemmeno pensare che questa modalità possa nuocere a chi la subisce (scarsa empatia o intelligenza emotiva?). Infine vi è un’ulteriore tipologia di persone che non sembrano essere molto sintonizzate con il proprio sé e non sembrano sapere cosa vogliano: “chiudo con te ma ti gravito attorno così magari un domani ritorno, forse… chissà… Oppure no”.

Di fatto l’orbiting risulta un fenomeno fastidioso per chi lo subisce ma con il quale si può imparare a convivere se non vi è rilevante dolore circa la fine di quella relazione già correttamente elaborata, tuttavia questa situazione può essere piuttosto dolorosa per quelle persone che hanno subito la rottura affettiva, ad esempio, e che, essendo ancora in parte legate a quel partner, non riescono a lasciarlo andare elaborando il distacco proprio perché egli gravita attorno a loro.

Per gestire il fenomeno qualora la situazione risultasse invalidante ritengo utile la modalità di gestione del partner narcisista: il no contact.

Abbiamo analizzato come funziona il fenomeno del ghosting (la persona sparisce senza dire nulla) e dell’orbiting (la persona scompare ma continua a gravitarci attorno via Social).

Il cerchio si chiude con un’ulteriore configurazione comportamentale che viene denominata “Zombieing”: proprio quella persona che era sparita senza dire nulla (ghosting) o che ci orbitava intorno (orbiting) torna improvvisamente nella nostra vita come se niente fosse accaduto e, comportandosi esattamente come se l’ultima volta che lo abbiamo visto fosse stata il giorno prima, è di nuovo nel nostro mondo.

Questo ritorno inaspettato è in realtà dettato da un bisogno narcisistico di nutrimento e soddisfacimento del proprio ego e, quindi, non ha molto a che fare con noi e quindi diventa importante prendere una posizione chiara e netta: non sei un giocattolo da prendere e buttare no? Devi volerti bene! Trai le tue conclusioni.

Lo scopo del ghoster nella dinamica dello zombieing è proprio quello di riprendere i contatti con noi e questi sa come farlo sfruttando le nostre debolezze e fragilità dato che ci conosce molto bene.

In questo caso è essenziale essere chiari con se stessi e sviluppare la propria resilienza così da riuscire a dire un limpido “no grazie” senza permettere allo zombie redivivo di divorarci e far vacillare la nostra identità e la nostra autostima rimandandoci in crisi, proprio quando l’idea di vivere senza di lui sembrava tollerabile.

Questo fenomeno provoca significativo dolore poiché apre alla possibilità del dubbio idealizzato e ci porremo dunque domande del tipo “magari è cambiato, tornerà tutto come prima”. Ebbene no! Lo “zombie” resterà sempre tale e continuerà a mangiarti e vomitarti. Inoltre farà a pezzi la tua autostima ed il tuo equilibrio.

Se ti trovi in una situazione difficile confrontati con i tuoi affetti importanti ed eventualmente prendi in considerazione la possibilità di scambiare due chiacchiere con lo Psicologo.

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