• by psicoexplorer Esiste una relazione ideale di base? Un modello affettivo prestabilito al quale conformarsi? Certamente sì! - Da cosa dipende? E' giusto? - Questo modello purtroppo esiste, così come altri canoni ed inviti comportamentali sociali impliciti ai quali aderire. Tra l'altro il modello dipende dalla storia (tempo) e dalla cultura di riferimento. La fenomenologia filosofica parla di rete coerente di rimandi come un insieme di significati condivisi socialmente che ci permettono di comunicare, comprenderci e stabilire la funzione di un oggetto. Questi significati sono già nel mondo, prestabiliti e decisi da chi è esistito prima di noi e si manifestano nell'incontro col mondo nell'atto stesso di nascere e nell'appartenenza a quella specifica cultura di riferimento. - Possono cambiare questi significati e valori? Certamente! Pensiamo a tutti i grandi cambiamenti della storia ove vi sono state vere e proprie rivoluzioni. Questo sistema di valori prestabiliti può mutare nel corso della storia. - Per altro un modello di base muta anche rispetto alla cultura di riferimento. Pensiamo a come venga vissuta una relazione affettiva nella cultura Occidentale e come tutto cambi andando in culture differenti come in India. - Questi modelli affettivi sono corretti, giusti? Mah, sono i modelli dominanti in una data
  • by psicoexplorer Comunicazione deriva dal latino “cum” con e “munus” dono. Quindi mettere insieme e rendere partecipi,donare. - Insomma per comunicazione si intende il processo di trasmissione di un’informazione o di un contenuto che va da un individuo all’altro e viceversa e che prevede intenzionalità e intelligibilità del messaggio. - Senza comprensione non c’è comunicazione. - Ma dove troviamo la comunicazione? Beh, su ogni livello nella vita affettiva, sociale e lavorativa di ognuno di noi. Anche nella vita digitale ormai! - Pensate che le neuroscienze con “Castiello e gli esperimenti sui feti gemelli” hanno dimostrato intenzionalità e comunicazione già ad un livello prenatale. In pratica un feto mostrava un movimento intenzionale verso il gemello. Pazzesco se ci pensi! - Insomma veniamo al mondo per comunicare. Ma questo processo di reciprocità a volte si inceppa, non si dialoga, non si parla, si smette di comunicare e questo genera incomprensibilità e conflitto. - Pensiamo alle coppie! Spesso la comunicazione si arresta e si traduce in silenzi. Silenzi carichi di emozioni che logorano dentro. Silenzi dettati dall’orgoglio, dall’aspettativa sull’altro destinata ad essere violata. - Se non comunichi subirai quello che hai dentro e ne rimarrai vittima. - E tu che rapporto hai con la comunicazione?
  • by psicoexplorer Quante volte quando una persona mi chiede ascolto e supporto per venire a capo di una situazione affettiva ingarbugliata sento queste parole: “dottore lui mi ha fatto soffrire tantissimo, come posso farlo star male allo stesso modo? Come posso vendicarmi e ottenere la mia rivincita?” - Beh, avrete capito che questa è un’ottima strategia per schiantarsi e farsi molto male! - Infatti che il partner sia “narcisista” (termine molto inflazionato e di moda ultimamente) o più semplicemente che il partner sia egoista, auto centrato, cattivo, giocare al suo stesso gioco genera sconfitta e frustrazione. - Il partner è molto più abile di noi a giocare a quel gioco. E fidati se ti dico che l’idea di ottenere una rivincita e stare finalmente bene è soltanto un’illusione! Perché ti mantiene comunque lì dentro. - L’unico modo per spezzare il vortice è ascoltare le tue emozioni e agire coerentemente con esse: paura? Scappa! Rabbia? Usala per sganciarti! Speranza che cambi? Quante possibilità gli hai dato? - Molte volte è proprio il desiderio di una rivincita e di sete di giustizia che divengono pretesti per restare dentro una relazione così dolorosa, altre volte è la paura che il partner possa farci male, altre
  • by psicoexplorer L’autostima è l’insieme dei giudizi valutativi che l’individuo da a sè stesso riguardo sè stesso e che crede che le altre persone abbiano su di lui. - Questa ha un valore storico ed è infatti influenzata da molti fattori interconnessi tra loro: dalle variabili genetiche e temperamentali, dal carattere, dalla personalità nel ciclo di vita, dai fattori ambientali. Ma soprattutto la dimensione affettiva ha un peso sostanziale nel bilancio di un’autostima solida e benevola riguardo sè stessi. - Quindi tutte le relazioni affettive significative daranno il loro contributo al valore che il soggetto attribuirà a sè stesso. - Quali sono le prime relazioni significative? Beh, quelle con le figure d’attaccamento: la funzione paterna e la funzione materna. E no, non sto dicendo che sia tutta colpa dei genitori! - Un altro piano relazionale importante riguarda il gruppo dei pari in senso storico, eventuali esperienze o esposizioni ad episodi di bullismo o rifiuto dai pari possono generare una ferita profonda che andrà ad inficiare il valore autoreferenziale che la persona si attribuirà. - E poi? Beh, l’esposizione a relazioni importanti che vengono meno e quindi un vissuto di rifiuto potranno ulteriormente danneggiare la solidità di un’autostima già ferita. - Si fa
  • by psicoexplorer In Psicologia esiste un fattore legato a quella che si definisce desiderabilità sociale. - In pratica si definisce come quell’effetto disturbo che entra in gioco quando una persona ha la possibilità di dire o fare qualcosa che socialmente è considerato più accettabile rispetto ai reali bisogni e desideri dell’individuo. - Suona familiare? - Hai presente tutte quelle situazioni nelle quali metti da parte te stesso per non venir meno all’adesione all’aspettativa sociale? Ecco! - Ora calcola che una delle paure più intense dell’essere umano in questo momento storico è quella di essere escluso dal gruppo sociale, di restare solo e privato del senso di appartenenza. - In nome di questa paura, aderendo al fattore di apparire come socialmente appetibili, ecco che giorno dopo giorno, scelta dopo scelta ognuno di noi sacrifica una piccola quota del proprio sè. - Questo genera una piccola ferita ogni volta. Ma cosa accade quando questa ferita viene più volte riaperta? - Beh, che la cicatrice via via sarà sempre più evidente oppure la ferita non si cicatrizzerà affatto. - Il fattore desiderabilità sociale è un’arma a doppio taglio, infatti se da una parte facilita il compito fornendo binari e direzioni predefinite, stimola di continuo il
  • by psicoexplorer Quello che accade nelle studio dello Psicologo per molti è caratterizzato da mistero, per altri da magia ma non è niente di tutto questo. - In quello studio ci sono due persone sedute l’una di fronte all’altra. La reciprocità è relazione terapeutica. Si parla e ci si ascolta. Lo Psicologo sta un passo indietro: è importante dare spazio e fare domande mossi dalla curiosità. Lo Psicologo ti ascolta senza giudicare. - In quello studio ci sono due persone che parlano di una sola storia di vita. Per questo la relazione terapeutica è asimmetrica: il paziente si apre e offre la sua storia di vita come oggetto sul quale lavorare così da crescere ed afferrare una quota maggiore di benessere. - Lo Psicologo ti offre di volta in volta spunti di riflessione, strumenti, chiavi di lettura altre. A volte, sai, i nostri schemi arrivano ad essere totalizzanti nel loro dolore. Lo Psicologo ti offre delle alternative di senso ed in questa negoziazione si da forma al cambiamento e alla crescita. - Quindi in quella stanza ci sono due persone che parlano e negoziano possibilità di senso che generino benessere. Nessuna magia, nessuna ricetta magica. - È un processo di evoluzione personale.
  • by psicoexplorer È quando non possiamo cambiare una situazione che diventa necessario cambiare noi stessi. - Il processo di trasformazione si gioca proprio su questo livello. Infatti il primo impulso immediato di fronte ad una situazione immodificabile sarà quello di incaponirsi e provare a cambiarla a tutti i costi o comunque a non accettare la sua immutabilità. - Da qui il famoso concetto di impotenza appresa (Seligman & Maier). All’ennesimo tentativo fallimentare smettiamo di provare e subentra la rassegnazione. Nei famosi esperimenti di Seligman i cani dopo che per l’ennesima volta non riuscivano nel task si lasciavano andare e si poteva misurare anche una certa quota di vissuto depressivo. - All’origine del vissuto depressivo, e le neuroscienze decenni dopo questi esperimenti lo hanno dimostrato, c’era la percezione della mancanza del controllo sulla situazione. - Ecco dunque che l’impotenza appresa dalla ricerca arriva a far parte della quotidianità di ognuno di noi: nel contesto lavorativo, affettivo e in molte Aree della nostra vita. - Solo che questa condizione genera abitudine e quindi si arriva a sentirsi comodi in questo stato di resa, di quiete illusoria, pur soffrendo molto per esservi prigionieri. Ecco la paura. - La paura blocca e nella vita di tutti
  • by psicoexplorer “Se sono preso non ci do peso”. Questa in realtà non è una citazione ma una frase che io e un mio paziente abbiamo costruito insieme in seduta. - Stavamo ricostruendo la fenomenologia dell’ansia, nello specifico dell’ansia per la salute: l’ipocondria. - Cosa significa ricostruire la fenomenologia dell’ansia? Andare a vedere nell’esperienza quotidiana che configurazioni assume. Quando si manifesta e quali sono i fattori comuni tra un episodio e l’altro. - Ed ecco che leggendo il diario della settimana è emersa questa frase. “Se sono preso non ci do peso”. - Elaborando le emozioni connesse alla situazione nella quale è emersa la frase ciò che ne è conseguito è stato che ogni volta che Marco (nome di fantasia) non provava ansia, tendeva a essere presso un’esperienza, una situazione o una relazione emozionante ed entusiasmante. - Come possiamo utilizzare nella pratica questo bel suggerimento? Quando inizi a rimuginare o andare in palla parte una sorta di loop che ti porta via dal contesto e ti ci perdi dentro. - Ecco quando capita passa all’azione partendo da ciò che ti emoziona, accende ed entusiasma. - Quando Marco mi ha letto questa frase mi è venuto subito in mente il libro di Dale
  • by psicoexplorer Un antico metodo di tortura cinese prevedeva che il prigioniero fosse legato su di una sedia in una stanza e che una goccia d’acqua continuasse a cadergli in testa per un lasso di tempo prolungato. - Le gocce cadevano sempre nello stesso punto ad intervalli regolari. La tortura andava avanti giorni, a volte settimane. - La tortura era apparentemente innocua ma invece questa piccola goccia portava il prigioniero ad impazzire. Il freddo e il ritmo impedivano al prigioniero di dormire e via via l’irritabilità e la tensione aumentavano. - Come avrai intuito la tortura era in realtà devastante e portava il soggetto alla pazzia. - Ma cosa c’entra tutto questo con la Psicologia? - Avrai forse capito dove voglio arrivare. A livello simbolico quella piccola e apparentemente insignificante goccia può assumere la configurazione di ogni piccolo episodio stressante o doloroso che mandi giù nella tua quotidianità. - Ebbene l’effetto sarà lo stesso di quella goccia a lungo a andare. Mandare giù il boccone amaro ogni volta ti farà sentire sempre peggio. - Per questo è importante tirare fuori di volta in volta e mettere un limite laddove la nostra pancia emotiva ci dice NO. - Raccontarsela a volte è la
  • by psicoexplorer All’inizio del ‘900 ci fu un pittore che rappresentava le persone con delle forme allungate e sensuali, ma che a volte avevano gli occhi opachi e vuoti. Questo artista era Modigliani. - Ma perché una rappresentazione così particolare dello sguardo? Beh, lo dicono ormai da sempre che lo sguardo è lo specchio dell’anima. - Ecco quindi che l’occhio svuotato assume una doppia sfumatura semantica: la prima riguarda chi non si conosce e quindi l’assenza di uno sguardo presente rappresenta chi non si incontra intimamente, la seconda è invece uno sguardo rovesciato rivolto verso il proprio inconscio come nell’esplorazione delle parti più oscure del sè, chi non si riconosce. - Ma perché ho scelto Modigliani per introdurre un tema così delicato come lo sguardo? Beh, il tema è di importanza colossale e impatta sulla definizione dell’identità di tutti noi. - Infatti pensiamoci un momento, chi ci definisce nei primi anni di vita? Lo sguardo! Quello di mamma, di papà o di chi ne rappresenta la funzione materna e paterna. - Quindi l’identità embrionale e fragile si struttura su quei primissimi sguardi. Purtroppo però quello sguardo non sempre offre rimandi positivi ed altre volte è proprio assente. - Qui l’identità nella sua
  • by psicoexplorer In questi giorni di metà Ottobre siamo tornati in un clima di agitazione e forte preoccupazione per la seconda ondata di contagi da corona virus. - Le emozioni sono molto diverse da quelle vissute nel corso della prima ondata. È un po’ come percorrere una strada per la prima volta e perdere la percezione del tempo. La seconda volta la percezione di quello stesso viaggio sarà diversa: c’è consapevolezza circa quello che ci aspetta. - Ma quali sono queste emozioni? Preoccupazione e Paura stanno dominando i vissuti di molte persone. Quali declinazioni della paura? Beh, la paura del contagio, il timore di trasmettere il virus ai propri cari, la paura di un nuovo lockdown con tutte le conseguenze psicologiche ed economiche. La paura del vicino. - Vivere giorno dopo giorno con così tanta paura e confusione è difficile. Per questo le persone hanno, ora più che mai, bisogno di Psicologia! - Come si può fare per gestire questi vissuti intensi di paura e ansia? Puoi iniziare riducendo l’esposizione al bombardamento mediatico. Il giusto livello di informazione senza restarne intrappolati. - Poi? Utilizza il tempo che hai per dare forma ai tuoi valori: viviti gli affetti, l’amore, i figli nel rispetto
  • by psicoexplorer La psicoterapia è sempre stata una disciplina rigorosa al di là delle teorie di riferimento. Una parola forte per i non addetti ai lavori o per i meno informati. Qualcosa di magico a volte e contemporaneamente spaventoso. - In fondo è proprio questo il perché del progetto  @psicoexplorer . Fare a pezzi questo mistero per dire alle persone in che cosa consiste. Che cos’è quindi la psicoterapia? - Risponderei così: una partita a scacchi. Con chi? Con le fatiche ed il dolore della persona che chiede supporto. - Ma perché proprio gli scacchi? Beh, vedi forte di teorie, modelli e tecniche non è pensabile perdere l’umanità e l’unicità della persona. E dato che ogni persona è un soggetto avrà canali di accesso e comunicazione diversi. - Quindi la psicoterapia è prima di tutto la definizione di un accesso al dolore e l’insieme degli obiettivi per comprenderlo e gestirlo. - Poi? Ascolto attivo, partecipativo e non giudicante. Che altro? Dialogo, significato ed elaborazione delle emozioni attraverso la parola e la relazione con il terapeuta. - Ma quindi il terapeuta mi darà dei consigli o mi spiegherà come agire? No! Tu sei adulto e vaccinato. L’autore della tua vita sei tu e tu
  • by psicoexplorer Ciao Psicoexplorer! - Oggi voglio parlarti di quella sensazione di sentirsi fuori posto, inadeguati e inadatti. - Sono sicuro che è successo anche a te di sentirti così. E quando ti paragoni alle altre persone? Quella è una battaglia persa. - Soprattutto oggi all’epoca dei Social il paragone ti devasta. Anche perché tu paragoni la tua identità autentica con un insieme di identità false che proiettano solo bellezza e perfezione. - Ma perché ci sentiamo così incerti e precari? - Beh, noi veniamo al mondo e la prima domanda che ci accompagna è il “perché “. La sete di sapere e la curiosità di sapere perché esistiamo. Poi ecco che ci si scontra con una risposta frustrante. L’assenza di una risposta comprensibile o quantomeno che plachi la nostra sete. - La domanda sostanziale del perché ci accompagnerà sempre e la mancanza di una direzione giusta ci porterà sempre a chiederci se abbiamo fatto bene o male, se abbiamo valore o no. - La società del valore che ha spesso generato competizione e ansia. - Come fare per far fronte al senso di inadeguatezza? Definisci dei valori chiari e vivi cercando di dare un significato a ciò che fai, in ogni
  • by psicoexplorer Le emozioni sono amiche e preziose alleate. Esse ci permettono di reagire di fronte a una persona o a una situazione. - Un tempo ciò che l’emozione ci comunicava era perfettamente allineato con la nostra reazione. Oggi questo è più difficile perché ci scontriamo con aspettative, valori, performance. - Oggi addirittura c’è chi si sente inadeguato a provare un’emozione. Figurati ad ascoltarla e a seguirla. - Tutti fanno finta di essere felici e di dominare le emozioni, pochi le attraversano e si riposizionano coerentemente ad esse. Molti pensano di essere malati quando provano un’emozione. - Ma oggi prendersi un momento per stare nell’emozione o per attraversare il proprio dolore è letto come un atto di debolezza? Da molti sì. - Ma da te? Io ti invito a fregartene perché imparare a utilizzare i colori potrà trasformare la tua tela in un’opera d’arte. Vivere e attraversare le emozioni è per avventurosi, per persone coraggiose che vogliono iniziare ad essere artisti della propria vita. - Le emozioni possono essere una tavolozza di acquarello rotta caduta a terra oppure un potente strumento per non subire la tua vita. - E tu accetti gentilmente le tue emozioni o provi invece a combatterle? Fammelo sapere
  • by psicoexplorer Sono sicuro che avrai già sentito la storia della rana bollita. - Piccolo ripasso! Si potrebbe sintetizzare in questo modo: accontentarsi così da chiudere ogni possibilità al futuro, vivendo in una situazione infelice pur soffrendo. E noi persone siamo futuro! - Immaginate un contenitore pieno di acqua fredda nel quale nuota una rana, beata e tranquilla. Ma questo contenitore è riposto su di un fornelletto con una fiamma accesa. Questa fiamma ha un timer e ogni ora si alza di un grado. - La rana apprezza l’acqua prima tiepida e poi calda. Ma nel complesso il cambiamento è stato così minimo che la rana non si è accorta che ora l’acqua è bollente e deve scappare sennò sarà lessata. - Però è ormai troppo tardi. Quella beatitudine dell’acqua calda è diventata ormai un inferno e ora la rana è troppo debole per saltar via. - Beh, l’epilogo di questa massima antica è tragico. Ma prova a rileggerlo sulla tua vita. - Occhio ad abituarti alle cose che non vuoi accettare e che ti fanno male. Perché una alla volta finiranno per rendere il cambiamento e la salvezza sempre più difficili. - È un po’ come prendere mezzo chilo al mese
  • by psicoexplorer Sempre in linea con le emozioni passiamo allo step successivo: il linguaggio. - Un grande della Filosofia Paul Ricoeur parlava di identità narrativa. E cioè noi siamo soprattutto una storia. Quale? La nostra, o meglio le nostre! - Siamo inevitabilmente costituiti di parole che vanno a comporre quella storia e dunque la nostra identità. Il racconto è sempre nell'atto di farsi. Vivo, faccio esperienza e poi mi traduco quell'esperienza in racconto. Ma sono anche il risultato storico di tutte le storie che mi sono raccontato prima. - Quindi? Siamo esseri costituiti da tempo (storia) e linguaggio (racconto). E siamo sempre onesti? Mmmm, mica troppo! - Hai presente quello che molti miei colleghi chiamano autoinganno? Ecco... A volte quell'emozione che proviamo nella pancia, chiara e potente, noi facciamo finta di non vederla. Dico vediamo ma in realtà la sentiamo! - E perché facciamo così? Hai presente lo struzzo? Nasconde la testa sotto la sabbia con la falsa credenza di non essere visto. No, in realtà abbassa la testa per ingannare il predatore ed essere scambiato per una roccia. - Ma l'analogia è azzeccata. A modo nostro facciamo la stessa cosa. Ci inganniamo, ce la raccontiamo con l'obiettivo di restare fermi, come
  • by psicoexplorer Le emozioni hanno un valore adattivo e hanno quindi l’obiettivo di essere dei facilitatori di scelte. Sono innanzitutto pre riflessive e cioè precedono il pensiero. - Le emozioni sono quindi prima chimica e biologia a livello corporeo, poi le traduciamo con la mediazione del linguaggio. - Emozionarsi significa “ex movere” e cioè muovere fuori, portare fuori. Bello lo spunto che l’etimologia della parola offre vero? - In pratica le emozioni ci aiutano a smuovere i nostri vissuti e tirarli fuori traducendoli in una scelta o posizione. - Ma quando il valore amico delle emozioni rema contro di noi? Quando proviamo a combatterle: ad esempio se provo paura e non l’accetto provando a evitarla evitando una situazione (panico). - Non potremo mai eliminare o combattere un’emozione semplicemente perché siamo anche quella. Accettiamola gentilmente integrandola nella nostra identità, comprendendo cosa quell’emozione ci sta comunicando e passando all’azione. - Sei mai riuscito ad accettare un’emozione? Fammi sapere nei commenti. - Se ti piace la Psicologia segui il canale  @psicoexplorer   #psicoexplorer   #psicologia   #psicoterapia   #psicologo   #psicologoonline   #psicologomilano   #milano   #emozioni   #accettazione   #benessere   #vita   #futuro   #saluteebenessere   #paura   #crescitapersonale   #crescita   #amore   #libert à  #coraggio   #felicit à  #cambiamento   #rispetto   #equilibrio   #consapevolezza   #accogliere   #gioia 
  • by psicoexplorer Nasciamo e veniamo educati alla luce dell’idea che la vita sia fatta da due binari e non sia possibile uscirne. Mai come in questo momento storico della mia vita sostengo invece il pensiero divergente. - Perché? Per non indossare un abito che giorno dopo giorno diventi sempre più stretto, scomodo, soffocante. - Le aspettative fin da piccoli sono enormi e quante volte ci sentiamo inadeguati? - Eppure la vita è dinamica e non statica. Per emozionarci e stare bene dobbiamo muoverci, fare esperienza. Sennò lentamente uccideremo l’emozione. - Hai presente la famosa poesia della Medeiros “Lentamente muore”? Leggitela! 😉 - Cerca di inserire gradualmente un’esperienza nuova ed emozionante nelle tue giornate. Nulla di esageratamente impegnativo, inizia con poco. Tipo se sei molto timido buttati in una conversazione con uno sconosciuto mentre aspetti la metro. Prova a fare un gesto di benevolenza verso qualcuno. - Come è stato? Ti sei sentito emotivamente situato e presente? A volte ci blocchiamo nei nostri schemi mentali. Ma per cambiare la situazione comincia agendo diversamente in prima persona. - Che esperienza nuova hai provato? Condividila nei commenti. - Se ti piace la Psicologia ti invito gentilmente a seguire la pagina su Instagram e YouTube. Così
  • by psicoexplorer Perché oggi è fondamentale comunicare online? - Che tu sia uno Psicologo, un ingegnere, un insegnante o un ristoratore fa poca differenza. Oggi comunicare è essenziale. - E credimi quando ti dico che a 31 anni ci sono comunque arrivato tardi. Conosco dei colleghi in gambissima che ci sono arrivati molto ma molto prima. - È interessante sottolineare come alcuni probabilmente non ci arriveranno mai. Resistenze? Vergogna? Paura del giudizio? - Ma quali sono i rischi della non comunicazione digitale? Sono tanti. Una parola: spreco. Di cosa? Potenziale. - Se non comunichi non arrivi alle persone. E non sto parlando di mercato o lavoro, ma di valore. - Ti faccio l’esempio su di me: ho studiato più di 10 anni per diventare Psicoterapeuta e, tolto che non smetterò mai di formarmi, senza il digitale non saresti qui a leggere questo post. - E quindi? Quindi il punto è che quello che so, che ho imparato e che le persone che seguo ogni giorno online e nel mio studio mi insegnano non potrei condividerlo. - Questo è  @psicoexplorer . Questo è il digitale! Poter raccontare la Psicologia. Poter dare strumenti gratuiti attraverso i miei contenuti alle persone per portare un valore nelle
  • by psicoexplorer Hai un sogno, ti informi per capire come realizzarlo e ti crei anche un piano d’azione. Poi? Spesso si toccano con mano difficoltà, frustrazione, ostacoli, fallimenti. - E a quel punto? Ci si arrende. Ecco che diventa importante imparare a relazionarsi con la dimensione del fallimento. Così si potrà sviluppare costanza e perseveranza. - Non c’è vita senza morte e non ci sarebbe morte senza la vita. Con il successo ed il fallimento è un po’ la stessa cosa. Non esiste in alcun modo successo senza fallimento. - Ok, ma perché devo fallire per forza? Perché per concretizzare un progetto, un sogno e realizzare il tuo successo, il fallimento sarà una tappa del processo. Il fallimento sarà quel momento del percorso di realizzazione di te nel quale dovrai aggiustare il tiro e riposizionarti così da migliorare, studiare e a quel punto riuscire. - Il nostro momento storico vede il fallimento come una vergogna che macchia per sempre l’immagine di sè ma non è così. Chi fa la differenza è colui che riesce a vivere il fallimento, a stare nella frustrazione così da crescere ed evolvere. - La NASA quanti Shuttle ha distrutto prima di organizzare delle missioni efficaci nello spazio?