Pillole di Psicologia – Alcuni fattori connessi alle relazioni abusanti

Perché la vittima di una relazione abusante o di un comportamento violento di una persona che professa amore nei suoi riguardi continua a restare dentro quella dinamica relazionale e, invece, semplicemente non va via?

La risposta banale orientata alla relazione causa effetto è in questo caso molto limitante. E’ vero che il buon senso ci porterebbe ad affermare “beh, se lui ti tratta male, semplicemente allontanalo!”, eppure i fattori emotivi e psicologici connessi a questa dinamica sono molto molto delicati.

Cosa succede nella vittima? Perché, spesso, anche ricevendo insulti, botte, umiliazioni e denigrazioni questa continua a restare mano nella mano con il suo partner aguzzino?

Oppure immaginiamo una figlia abusata dal padre nel clima connivente della propria famiglia: perché lei permette a quello stesso padre di accompagnarla all’altare nel giorno del suo matrimonio? Dovrebbe essere ferita, arrabbiata, furiosa, vendicativa e invece no, tutto sembra accadere normalmente, come se niente le fosse accaduto.

La risposta, come avrai inteso, non è univoca e le variabili in gioco sono moltissime: il sé e l’identità personale sono spesso danneggiati da una gamma di emozioni quali colpa, paura per le conseguenze su altre figure familiari, dipendenza affettiva o economica, la speranza che il partner o la figura abusante possa cambiare tornando ad incarnare quel valore ideale del principe azzurro, un valore misericordioso verso il prossimo che implica un tema di accudimento (senza di me lui non può farcela).

Spesso i sentimenti della vittima verso il proprio aguzzino sono profondamente ambivalenti: si prova amore per un padre abusante, ma anche disprezzo e questa battaglia emotiva guidata dal contraddittorio renderà molto molto difficile per la vittima demarcarsi dal suo aguzzino.

In alcuni casi può manifestarsi una vera e propria Sindrome di Stoccolma tra la vittima e l’aguzzino, quindi la vittima vivrà in uno stato di dipendenza psico affettiva e mostrerà un sentimento positivo verso l’aggressore fino a diventarne complice sottomessa e si instaurerà una vera e propria relazione di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice.

Una donna su tre dichiara di aver subito violenza nel corso della sua vita ma solo il 12% è arrivata a denunciare. Solo una donna su due all’interno di una relazione violenta si stacca dal partner aguzzino entro otto anni.

I fattori come la paura di reazioni disastrose del partner come l’omicidio, lo stalking, la presenza di figli e uno stato di dipendenza economica sembrano i fattori principali che mantengono in essere questa dinamica tossica di relazione. Così anche una specie di visione di sé come figura salvifica dell’altro porta ad una specie di missione ostinata perché l’altro possa cambiare in uno stato di totale negazione della violenza subita.

Uscirne si può!

Se sei intrappolata in questo tipo di relazione chiedi aiuto ad uno Psicologo o chiama il numero rosa 1522 perché puoi tornare a respirare con i giusti strumenti, soprattutto in questo momento storico dove sei obbligata a stare lì dentro 24 h.

Pillole di Psicologia – Bullismo e Cyber Bullismo

Bullismo

Il bullismo è un fenomeno esistente da decenni ed in questo momento storico ha assunto nuove sfumature per manifestarsi e sembra essersi accentuato soprattutto in età scolare.

Come funziona questo fenomeno? Il “bullying” si traduce in una manifestazione comportamentale aggressiva e ripetuta attuata da un aguzzino (il bullo) e rivolto verso un individuo più debole ed incapace di difendersi a causa fondamentalmente di un senso di insicurezza personale ed un autostima molto bassa.

E’ importante sottolineare che la vittima ha delle caratteristiche personologiche distintive quali una marcata sensibilità emotiva, una scarsa autostima e una più generale  difficoltà a socializzare a causa di una predisposizione all’insicurezza, alla timidezza e all’introversione.

La vittima subisce passivamente questi comportamenti abusanti ripetuti, vessatori e umilianti senza riuscire a rispondere a causa del suo sempre maggiore isolamento sociale e per la vergogna provata che rende molto difficile la richiesta attiva di aiuto a qualcuno poiché significherebbe l’ammissione di non essere riuscita a difendersi da sola e questo tema, per alcune persone, è inammissibile.

Le manifestazioni tipiche del bullismo sono: offese, parolacce, insulti, derisione per caratteristiche fisiche o caratteriali, diffamazione e umiliazione pubblica, aggressioni fisiche, minacce.

I danni psicologici nella vittima sono devastanti e mai come in questo periodo storico la correlazione tra vittima di bullismo e suicidio è stata così significativa: in pratica il gesto di togliersi la vita è visto spesso, ahimè, come l’unica soluzione.

Proprio per questo motivo, dato che il bullismo come fenomeno è presente soprattutto in fascia scolare media e superiore, sembra davvero necessaria l’introduzione di uno Psicologo scolastico in modo via via sempre più strutturato così che si possa svolgere un lavoro sul gruppo dei giovani in termini di prevenzione e mettere a disposizione dei ragazzi uno sportello di ascolto. Occhio! Non voglio essere polemico, ed infatti, alcune scuole sono avanti e hanno già investito in questa direzione, ma, ahimè, le ore sono sempre pochissime per l’impossibilità, spesso, dei dirigenti scolastici di stare nei budget a disposizione. Ritengo sia un servizio da potenziare poiché assolutamente essenziale e perché nel lungo termine  permetterà una generale riduzione dei costi sanitari per lo Stato (ma non vorrei andare off topic).

Oltre al bullo e alla vittima, ci sono altre figure protagoniste e complici di tale fenomeno: i gregari. All’interno del gruppo dei pari sarà molto più semplice, apparentemente, schierarsi dalla parte del prepotente in un clima di connivenza ed omertà, e così spesso anche i compagni della vittima sono disincentivati dal fornire supporto poiché altrimenti sarebbero coinvolti nell’attacco subito. Quindi la figura del gregario va a potenziare il circuito del fenomeno assecondando e spalleggiando le richieste del bullo o la trama dell’abuso.

Così come la vittima, anche il bullo ha delle peculiarità personologiche: egli ha alle spalle un clima familiare spesso caratterizzato da eccessivo permissivismo e tolleranza verso i comportamenti aggressivi, egli avrà un temperamento aggressivo ed inoltre spesso avrà vissuto delle significative carenze affettive da parte dei caregiver primari e dunque non avrà aderito alla condivisione di alcuni valori comportamentali di rispetto e solidarietà. Spesso il bullo è la prima vittima nel contesto affettivo familiare.

Il ruolo dello Psicologo è fondamentale! Infatti gran parte del lavoro può incentrarsi sulla prevenzione e si possono letteralmente salvare delle vite fragili altrimenti abbandonate a loro stesse con esiti spesso tragici.

Chiedi aiuto! Uscirne è possibile!

Cyber Bullismo

Il bullismo ha moltissime sfumature anche sottili per manifestarsi soprattutto oggi passando dal filtro telematico dei Social. Ecco che in questi casi il fenomeno prende il nome di cyberbullismo o “cyberbullying”. 

La cattiveria di un bambino può non avere limiti se non canalizzata in una direzione costruttiva, infatti alcuni bimbi vivono in un vero e proprio inferno familiare dove i bisogni primari di amore vengono meno e questo li porta al cambiamento: la vittima che diventa il carnefice. 

“La cattiveria di un bambino è direttamente proporzionale al suo dolore” (@Psicoexplorer).

Il cyberbullismo è un attacco online: è la versione digitale di un più generale bullismo analogico.

Cosa accade? Il cyberbullo sfrutta le insicurezze e le vulnerabilità personali delle sue vittime così da causare loro umiliazioni e danni psicologici anche gravi mentre egli resta nascosto dietro il suo avatar digitale, spesso senza nemmeno rivendicare l’attacco.

Anche per quanto riguarda il fenomeno digitale di cyberbullying gli effetti sono devastanti e generano nella vittima vissuti di ansia persistente, depressione e disperazione per l’impossibilità di reagire.

Come si configura l’attacco? Il cyberbullo può utilizzare i più disparati strumenti tra i quali foto personali della vittima, violando anche la sua privacy. L’aguzzino può spacciarsi inizialmente per una figura benevola che instaura un legame virtuale con la vittima magari “flirtando”. In questo modo, dopo aver conquistato la fiducia della vittima, egli riesce a farsi mandare foto, contenuti privati, a reperire informazioni molto personali e di fatto utilizza questo materiale per umiliare pubblicamente la vittima.

Tra i giovanissimi, nel viaggio della scoperta del loro corpo che cambia, che si sviluppa, è piuttosto diffuso il fenomeno del “Sexting” e quindi lo scambio di foto intime a contenuto sessuale che, ahimè, vengono poi utilizzate sul fronte dell’aggressione virtuale condividendole. Ecco, empaticamente, mettiamoci nei panni di una ragazzina che vede una proprio foto nuda e intima circolare per la rete e arrivare anche ai propri compagni di scuola o di classe. Come può sentirsi? Colpa e vergogna sono le emozioni principali che portano alla disperazione totale per quel sentimento di “sentirsi violata” che spesso provoca reazioni estreme come il suicidio.

Anche in questo caso l’intervento dello Psicologo ha a che fare soprattutto con la prevenzione del fenomeno così da “educare” i giovani al corretto utilizzo dei Social e a mettere a tema quei contenuti di ingenuità legati al piano del “ma a me non accadrà mai”: è fondamentale superare quel senso di onnipotenza spesso presente in preadolescenza o in adolescenza.

Quando invece “la frittata è fatta” diventa necessario allertare le Forze dell’Ordine come la Polizia Postale così da intervenire tempestivamente nella rimozione del materiale fotografico o sensibile e nell’attivazione di un supporto psicologico per la vittima perché possa elaborare i propri vissuti nel migliore dei modi.

Chiedi aiuto! Lo Psicologo ti ascolta.

Pillole di Psicologia – Le forme di violenza sono infinite: Revenge Porn

Il web è un luogo virtuale dove possiamo imbatterci in tantissime informazioni e nelle notizie più disparate.

Un tema molto attuale è quello del “Revenge Porn”, letteralmente una vendetta che passa dalla condivisione in rete di materiale sensibile riguardante una persona, nello specifico una figura femminile.

E’ una dinamica che vede la popolazione maschile nel ruolo del figura prevaricante e la popolazione femminile nel ruolo della vittima.

Moltissime dinamiche legate al “Revenge Porn” sono state di recente oggetto di interesse dei media, nello specifico ne hanno parlato i principali quotidiani nazionali e anche programmi come “Le Iene” che hanno svolto delle importanti inchieste a riguardo.

E’ un fenomeno internazionale e non peculiare del nostro paese. 

Recentemente, “Telegram”, una delle piattaforme social che ha ospitato uno dei gruppi di “Revenge Porn” più importanti in termini di numerosità, ha fatto molto scalpore poiché oltre 30.000 “maschietti” hanno condiviso in rete materiale sensibile, foto, video di nudo di ex fidanzate, amiche o fidanzate di amici fino ad arrivare addirittura alla condivisione di materiale pedo pornografico. Provate a immaginare i vissuti emotivi della vittima che vede la propria intimità violata a tal punto da restare per sempre nell’etere del web. Spesso l’esito è fatale e la vittima, nella maggior parte dei casi, arriva a togliersi la vita per la disperazione e per quel senso generalizzato di umiliazione e violazione della propria sfera intima, non vedendo altre possibili soluzioni.

E’ importante che la vittima sappia che, con il supporto dei propri familiari e di uno Psicologo, è possibile muoversi legalmente così da richiedere la rimozione del materiale condiviso online per poi trovare supporto in uno spazio protetto per elaborare questa drammatica ferita e ricostruire il proprio futuro.

Ma cosa porta questi uomini a radunarsi virtualmente e sfogare il proprio vissuto emotivo frustrato contro una vittima nella maggior parte dei casi sconosciuta e che uno dei membri  ha “postato” nel gruppo condividendone foto e video e, nei casi più gravi, il numero di telefono che da origine a vere e proprie dinamiche di “stalking”?

A volte dietro lo “sharing” di materiale foto e video sensibile c’è un vero e proprio business online nel quale una persona in possesso di contenuti intimi di una vittima vende questi contenuti all’amministratore di un gruppo di “Revenge Porn” e da qui parte il meccanismo di condivisione e di commenti denigratori, umilianti e aggressivi diretti alla “vittima” che sarebbe protagonista inconsapevole di questo teatrino raccapricciante online. A questo punto un’intera community virtuale commenta e insulta l’ignara vittima che magari viene a saperlo a distanza di mesi o magari non verrà mai a sapere dell’accaduto.

Le implicazioni psicologiche sottese a questo tipo di comportamento prevaricante ed abusante riguardano tantissime sfumature emotive: una repressione della sessualità significativa, un senso di insicurezza e frustrazione generalizzato che trova pace nell’incontro con un gruppo di persone simili, una rabbia “gender target” rivolta specificatamente alla popolazione femminile considerata come “colpevole” di aver più volte rifiutato questi uomini nel corso della loro vita. In un certo senso, in questo sistema valoriale orientato alla vendetta, l’umiliazione della vittima è il comportamento che ripristina il senso di giustizia “curando” illusoriamente la ferita narcisistica del proprio “ego” storicamente devastato dai rifiuti ricevuti.

Le implicazioni psicologiche della vittima invece sono devastanti: la vittima di questa forma virtuale di abuso viene letteralmente sommersa da vissuti di ansia, terrore, paura, pietrificazione e la sua identità viene demolita dalla consapevolezza di essere stata violata nelle sue più intime e segrete sfumature dell’Io. Come anticipavo in precedenza spesso la vittima violata arriva al suicidio senza nemmeno chiedere aiuto, ma questo dipende dal livello di resilienza personale.

Lo Psicologo può fare un enorme lavoro di prevenzione di tali comportamenti sfruttando i canali scolastici ed istituzionali così da informare giovani e genitori della portata di tale fenomeno e può fornire ascolto e supporto alle vittime. Anche il soggetto prevaricante può essere aiutato così da abbandonare queste condotte che portano ad esiti funesti per sé e per l’altro.