Pillole di Psicologia – Bullismo e Cyber Bullismo

Bullismo

Il bullismo è un fenomeno esistente da decenni ed in questo momento storico ha assunto nuove sfumature per manifestarsi e sembra essersi accentuato soprattutto in età scolare.

Come funziona questo fenomeno? Il “bullying” si traduce in una manifestazione comportamentale aggressiva e ripetuta attuata da un aguzzino (il bullo) e rivolto verso un individuo più debole ed incapace di difendersi a causa fondamentalmente di un senso di insicurezza personale ed un autostima molto bassa.

E’ importante sottolineare che la vittima ha delle caratteristiche personologiche distintive quali una marcata sensibilità emotiva, una scarsa autostima e una più generale  difficoltà a socializzare a causa di una predisposizione all’insicurezza, alla timidezza e all’introversione.

La vittima subisce passivamente questi comportamenti abusanti ripetuti, vessatori e umilianti senza riuscire a rispondere a causa del suo sempre maggiore isolamento sociale e per la vergogna provata che rende molto difficile la richiesta attiva di aiuto a qualcuno poiché significherebbe l’ammissione di non essere riuscita a difendersi da sola e questo tema, per alcune persone, è inammissibile.

Le manifestazioni tipiche del bullismo sono: offese, parolacce, insulti, derisione per caratteristiche fisiche o caratteriali, diffamazione e umiliazione pubblica, aggressioni fisiche, minacce.

I danni psicologici nella vittima sono devastanti e mai come in questo periodo storico la correlazione tra vittima di bullismo e suicidio è stata così significativa: in pratica il gesto di togliersi la vita è visto spesso, ahimè, come l’unica soluzione.

Proprio per questo motivo, dato che il bullismo come fenomeno è presente soprattutto in fascia scolare media e superiore, sembra davvero necessaria l’introduzione di uno Psicologo scolastico in modo via via sempre più strutturato così che si possa svolgere un lavoro sul gruppo dei giovani in termini di prevenzione e mettere a disposizione dei ragazzi uno sportello di ascolto. Occhio! Non voglio essere polemico, ed infatti, alcune scuole sono avanti e hanno già investito in questa direzione, ma, ahimè, le ore sono sempre pochissime per l’impossibilità, spesso, dei dirigenti scolastici di stare nei budget a disposizione. Ritengo sia un servizio da potenziare poiché assolutamente essenziale e perché nel lungo termine  permetterà una generale riduzione dei costi sanitari per lo Stato (ma non vorrei andare off topic).

Oltre al bullo e alla vittima, ci sono altre figure protagoniste e complici di tale fenomeno: i gregari. All’interno del gruppo dei pari sarà molto più semplice, apparentemente, schierarsi dalla parte del prepotente in un clima di connivenza ed omertà, e così spesso anche i compagni della vittima sono disincentivati dal fornire supporto poiché altrimenti sarebbero coinvolti nell’attacco subito. Quindi la figura del gregario va a potenziare il circuito del fenomeno assecondando e spalleggiando le richieste del bullo o la trama dell’abuso.

Così come la vittima, anche il bullo ha delle peculiarità personologiche: egli ha alle spalle un clima familiare spesso caratterizzato da eccessivo permissivismo e tolleranza verso i comportamenti aggressivi, egli avrà un temperamento aggressivo ed inoltre spesso avrà vissuto delle significative carenze affettive da parte dei caregiver primari e dunque non avrà aderito alla condivisione di alcuni valori comportamentali di rispetto e solidarietà. Spesso il bullo è la prima vittima nel contesto affettivo familiare.

Il ruolo dello Psicologo è fondamentale! Infatti gran parte del lavoro può incentrarsi sulla prevenzione e si possono letteralmente salvare delle vite fragili altrimenti abbandonate a loro stesse con esiti spesso tragici.

Chiedi aiuto! Uscirne è possibile!

Cyber Bullismo

Il bullismo ha moltissime sfumature anche sottili per manifestarsi soprattutto oggi passando dal filtro telematico dei Social. Ecco che in questi casi il fenomeno prende il nome di cyberbullismo o “cyberbullying”. 

La cattiveria di un bambino può non avere limiti se non canalizzata in una direzione costruttiva, infatti alcuni bimbi vivono in un vero e proprio inferno familiare dove i bisogni primari di amore vengono meno e questo li porta al cambiamento: la vittima che diventa il carnefice. 

“La cattiveria di un bambino è direttamente proporzionale al suo dolore” (@Psicoexplorer).

Il cyberbullismo è un attacco online: è la versione digitale di un più generale bullismo analogico.

Cosa accade? Il cyberbullo sfrutta le insicurezze e le vulnerabilità personali delle sue vittime così da causare loro umiliazioni e danni psicologici anche gravi mentre egli resta nascosto dietro il suo avatar digitale, spesso senza nemmeno rivendicare l’attacco.

Anche per quanto riguarda il fenomeno digitale di cyberbullying gli effetti sono devastanti e generano nella vittima vissuti di ansia persistente, depressione e disperazione per l’impossibilità di reagire.

Come si configura l’attacco? Il cyberbullo può utilizzare i più disparati strumenti tra i quali foto personali della vittima, violando anche la sua privacy. L’aguzzino può spacciarsi inizialmente per una figura benevola che instaura un legame virtuale con la vittima magari “flirtando”. In questo modo, dopo aver conquistato la fiducia della vittima, egli riesce a farsi mandare foto, contenuti privati, a reperire informazioni molto personali e di fatto utilizza questo materiale per umiliare pubblicamente la vittima.

Tra i giovanissimi, nel viaggio della scoperta del loro corpo che cambia, che si sviluppa, è piuttosto diffuso il fenomeno del “Sexting” e quindi lo scambio di foto intime a contenuto sessuale che, ahimè, vengono poi utilizzate sul fronte dell’aggressione virtuale condividendole. Ecco, empaticamente, mettiamoci nei panni di una ragazzina che vede una proprio foto nuda e intima circolare per la rete e arrivare anche ai propri compagni di scuola o di classe. Come può sentirsi? Colpa e vergogna sono le emozioni principali che portano alla disperazione totale per quel sentimento di “sentirsi violata” che spesso provoca reazioni estreme come il suicidio.

Anche in questo caso l’intervento dello Psicologo ha a che fare soprattutto con la prevenzione del fenomeno così da “educare” i giovani al corretto utilizzo dei Social e a mettere a tema quei contenuti di ingenuità legati al piano del “ma a me non accadrà mai”: è fondamentale superare quel senso di onnipotenza spesso presente in preadolescenza o in adolescenza.

Quando invece “la frittata è fatta” diventa necessario allertare le Forze dell’Ordine come la Polizia Postale così da intervenire tempestivamente nella rimozione del materiale fotografico o sensibile e nell’attivazione di un supporto psicologico per la vittima perché possa elaborare i propri vissuti nel migliore dei modi.

Chiedi aiuto! Lo Psicologo ti ascolta.